venerdì 24 febbraio 2017

Il recap del workshop di Milano

Lunedì 13 febbraio, nella bellissima cornice del Learning Center di Fastweb, si è tenuto il primo workshop italiano interamente dedicato ad oVirt. L'affluenza ha superato le attese con quasi 80 persone accorse all'evento da diverse città italiane (diversi ospiti sono giunti dalle province di Bologna, Genova e Roma).




La prima parte dell'incontro, introduttiva e a scopo divulgativo, ha visto prima la presentazione della community da parte di Sandro Bonazzola e successivamente una demo live (da me tenuta) con l'installazione di oVirt in Hosted Engine tramite Node. A seguito delle numerose domande pervenute, è stato possibile soffermarci sul tema della stabilità del prodotto e il suo utilizzo in produzione in ambito enterprise. È stata una bella soddisfazione per tutti noi poter affermare che non solo oVirt è abitualmente utilizzato anche in datacenter molto grandi ma non ha nulla da invidiare agli altri competitor commerciali sul piano dell'affidabilità. Un esempio lampante è proprio la tecnologia Hosted Engine che permette di virtualizzare la piattaforma di management (oVirt Engine appunto) e gestirla in HA tra i nodi fisici; questo approccio, più aggressivo e meticoloso rispetto alla normale HA di una VM, non ha nulla da invidiare nemmeno alla recentissima Native vCenter High Availability (HA) introdotta su VMware vSphere 6.5.


Altre domande molto interessanti riguardavano la possibilità di utilizzare prodotti commerciali di terze parti per gestire il backup delle VM. A questo proposito sono stati fatti i nomi di Storware vProtect, Commvault, SEP sesam e Acronis. Ha suscitato molto interesse anche l'argomento disaster recovery (DR) sul quale gli sviluppatori sono sempre molto attivi.



Nella seconda parte dell'incontro, più tecnica e verticale, Simone Tiraboschi ci ha mostrato le meraviglie dell'hyperconvergence. Con tre nodi e senza bisogno di una SAN, ha realizzato un deployment di tipo HCI utilizzando GlusterFS per raggruppare lo storage fisico locale e presentarlo in alta disponibilità come un unico namespace. Questo approccio è ufficialmente supportato da oVirt ed è assolutamente paragonabile alla VSAN di VMware.

Il terzo ed ultimo seminario, sempre tenuto dall'instancabile Simone Tiraboschi, è stata una vera e propria dimostrazione delle potenzialità di OVN, il provider per il networking virtuale di Open vSwitch. Ad oggi disponibile in oVirt come tecnology-preview, vedrà una sempre maggiore integrazione già dalle prossime release, per arrivare ad essere facilmente utilizzabile anche dal portale web così come sono oggi le Logical Network (realizzate invece con i bridge del kernel e operanti solo in L2).


Finita la sessione tecnica ha preso la parola Amedeo Salvati di Fastweb che ha illustrato ai presenti le caratteristiche del #FASTcloud. Questa soluzione infatti è in grado di sfruttare contemporaneamente le potenzialità di OpenStack e VMware e presentarle ai clienti con un unico semplice layer di astrazione. Nel prossimo futuro i cluster basati su VMware vSphere verranno gradualmente sostituiti proprio da Red Hat Virtualization, una delle varianti commerciali di oVirt.



L'incontro si è concluso con un ricco e piacevole buffet, che ha permesso a tutti i partecipanti di conoscersi e confrontarsi su diverse tematiche del panorama ICT (o almeno così è stato per la prima mezzora, prima che l'alcol avesse la meglio). A tutti coloro che non hanno potuto essere presenti, ma avrebbero voluto partecipare, chiediamo di rispondere alle domande del sondaggio che trovate qui a lato; questo ci consentirà di capire come e dove organizzare un nuovo evento oVirt.

Se siete interessati al materiale utilizzato al workshop, pubblicherò a breve il link alle slide su questa pagina, non appena sarà disponibile. Le foto dell'evento invece sono qui. Se avete scattato delle foto o dei video, aggiungeteli all'album!